La Sampdoria non stecca l’appuntamento chiave con il Catanzaro guidata da un pubblico da lacrime agli occhi: un Insigne superbo, una squadra mai doma e un Corradi coraggioso le armi per ribaltare un match che sembrava compromesso. Trascinata da Marassi, la Samp si prende i primi tre punti della stagione.


È la Sampdoria che tutti vorremmo vedere: brillante, accorta all’inizio per non lasciare campo al Catanzaro e molto pericolosa davanti. Nel primo tempo, palo di Iemmello a parte sull’unica nostra lettura difensiva totalmente errata, la Sampdoria sfiora il gol due volte con un palo di Abildgaard e, soprattutto, un gol divorato da Insigne. La sensazione è sempre la stessa: che sfiga, non riusciamo mai a concretizzare, siamo sempre più pericolosi e dominanti eppure non ci riusciamo. Il diavolo si veste di rosso nel recupero della prima frazione di gara: un innocuo cross dalla sinistra, dove Vindahl (incolpevole) si getta tranquillamente per bloccarlo, diventa inspiegabilmente un’autorete per una lettura di Gartenmann che definire folle è un eufemismo. Il difensore svizzero non si rende conto che il portiere sta uscendo – o non è sicuro che la prenda? Consideriamo sempre le due opzioni – e commette un goffo intervento che ci fa andare sotto 0-1 immeritatamente. Vindahl forse non l’ha chiamata, ma è comunque un gravissimo errore di Gartenmann su cui il portiere ha oggettivamente poche colpe. Poco prima, tra l’altro, aveva compiuto un bell’intervento su un tiro di Mosti.

Ci sono tutti gli ingredienti per lo psicodramma cui siamo ormai abituati da tempo immemore. Ma la Sampdoria nella ripresa entra con l’approccio migliore possibile: conscia di potercela fare con quello spirito, quel gioco e quell’Insigne, soprattutto. Il numero 10 fa una partita da numero 10, ma possiamo anche quasi dire da capitano della Sampdoria. Un po’ allenatore, un po’ leader, un po’ Insigne prime: in Serie B può fare quel che vuole? Probabilmente sì e questo è fuor di dubbio. Quel che stupisce è il suo stato di forma e la sua voglia pazza di determinare in questa Sampdoria: pochi di noi sono ancora pronti a consegnarsi nelle mani di Insigne, ma la prestazione di ieri ha dimezzato quella distanza che dura da anni per vari episodi e situazioni del passato. È bello ragionare in termini calcistici però: Insigne ha fatto una partita da fuoriclasse, segnando due gol (uno annullato per fuorigioco millimetrico) e prendendosi sulle spalle a tratti tutta la Sampdoria. Esce dopo che Corradi gli ha implorato di accettare il cambio: per 5 minuti buoni ha chiesto platealmente di poter rimanere in campo. Questo è bello: Insigne vuole la Sampdoria, è forse già follemente innamorato e lo scroscio di applausi della Sud e di tutto lo stadio ne è la prova. Ci stiamo innamorando? Intanto godiamoci un Insigne d’annata.

Corradi in conferenza ha voluto prendersi la responsabilità di metterci la faccia sulla scelta Vindahl, che nessuno di noi – sinceramente – avrebbe schierato titolare con il Catanzaro. L’ombra di Fredberg sul ragazzo c’è, anche se non abbiamo prove, ma è Corradi a dire: decido io, gioca lui, se continuerà a far male vedremo nella sosta. Primo atto di coraggio, anche comunicativo: Vindahl lo metto io. Il secondo, e ben più grande, momento palle è quando in 10 contro 11 – dopo la scellerata espulsione di Abildgaard firmata Ayroldi – non toglie un attaccante. Lauritsen esce, ma non entra un centrocampista o un difensore in più: entra Tutino. Rimaniamo con 3 attaccanti e solo Cicconi ed Esposito a centrocampo con una difesa formata da Di Pardo, Gartenmann, Delli Carri e Mbabu terzino sinistro. Una lucida follia che ha premiato e fatto capire al Catanzaro che la Sampdoria non era morta: una terrificante incomprensione tra Pigliacelli e Candela su retropassaggio di Antonini spiana la strada a Begić, che fiuta l’odore del sangue e senza pietà sferra il morso finale. Si prende l’abbraccio della Sud, in lacrime, come molti di noi. Sono giorni, questi, in cui essere coraggiosi è l’unica arma contro la malasorte e l’incompetenza della classe arbitrale: Vindahl ha fatto una buona partita (anche se fa sempre tremare nelle prese alte e nelle uscite) e farà una sosta più serena, e la Sampdoria ha vinto in 10 uomini. Complimenti a Corradi.

Una menzione speciale la merita Tobias Lauritsen. Eh ma c’è Tutino… Giocando così anche con Haaland si fa fatica. No. Il calcio è uno sport dove i giocatori disegnati per un ruolo, anche se la squadra arranca, portano punti pesanti. L’assist alla cieca per Insigne è un cioccolatino che ricorda un passaggio di Pazzini per Mannini in un Sampdoria-Bologna del 2009: l’importanza di avere un centravanti. Di avere uno alto, forte, tecnico, che solo con la presenza mette soggezione. E permette alla squadra, disegnata per giocare così, di muoversi nella maniera migliore possibile. Il calcio negli ultimi anni è diventato più complicato, ma nei fondamentali è rimasto semplice: il numero 9 è troppo importante per la Sampdoria e se il povero Corradi, che ha finora l’unica colpa di aver steccato la preparazione della partita con il Mantova, l’avesse avuto da Cesena in poi staremmo parlando di altro e non di una squadra che – ahinoi – si trova a soli 4 punti in classifica.

La sosta arriva in un momento congeniale, anche se bisogna stare attenti a non sedersi su questa vittoria: ripiombare giù è un attimo e la Serie B insegna che chiunque ti può dare uno schiaffo ben assestato anche se non ha bicipiti enormi. Corradi lavorerà senza Makoumbou, Sinani e Begic, che saranno impegnati in Nazionale, ma potrà contare sul recuperare completamente giocatori che fin qui hanno giocato a mezzo servizio o non abbiamo ancora visto completamente: da Insigne ad Abildgaard, fino a Esposito e Depaoli, e a Ravanelli e Meijer che si spera possano togliersi tutti i problemi per esserci ad Avellino.

C’è anche Conti da aspettare, anche se sarà arruolabile realisticamente a metà ottobre, ma fermarsi ora è forse la cosa più utile per noi. E, ricordiamo ai naviganti, non dobbiamo salvarci: dobbiamo lottare per le zone alte di classifica. Fredberg e Branco dixerunt. Repetita iuvant. Così concludiamo con i latinismi oggi. Il dovere con il Catanzaro è stato compiuto, la squadra ha reso fieri i Sampdoriani, ieri immensi e stratosferici: tutto lo stadio compatto a remare sempre nella stessa direzione, incoraggiando sempre i ragazzi in campo anche dopo lo svantaggio, accompagnando ogni azione con un’atmosfera da Champions League. I pomeriggi come ieri fanno capire quanto sacrificio c’è dietro giornate così e quanto questa gente meriterebbe che, di fronte a cotanta bellezza, semplicemente ci si presentasse con serietà e amore. Per riportarci nell’unico posto che ci spetta.

La Sampdoria, alla quinta giornata disputata, si avvia verso la sosta con una consapevolezza: sa giocare a pallone e rema unita verso una direzione. L’abbraccio tra Corradi ed Attilio Lombardo è un’immagine che può solo far sperare in bene e l’atteggiamento della squadra di fronte a questo pubblico è stato più che apprezzabile. Meritiamo ogni briciolo di bene possibile. Che il cielo diventi blucerchiato in ogni partita e non solo a tratti. Lavorare, lavorare, lavorare: questa gente va ripagata. E questo non è nemmeno un decimo di quel che merita.

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