I 2000 Sampdoriani a Cesena finiscono senza voce, la squadra tra gli applausi. Partiamo da qui, perché è giusto partire da qui: la prestazione c’è stata, la voglia c’è stata, l’atteggiamento c’è stato. Dopo i due anni che ci siamo lasciati alle spalle, la gamba non è mai stata tirata indietro né a Bolzano né al Manuzzi. Poi gli episodi cambiano le partite, la Serie B è questa, il pari è meritato. Ma la squadra va completata e a 10 giorni dalla fine del mercato manca ancora tanto.


Bernardo Corradi ha esordito da allenatore di un club – la prima volta in carriera – nel modo peggiore possibile: con cinque titolari indisponibili: Ravanelli, Meijer, Abildgaard, Lauritsen e ovviamente il lungodegente Conti. Se ci mettiamo anche Begic e Verschaeren, partiti dalla panchina e poi entrati a gara in corso, il conto sale ancora. Insigne per ora non contiamolo, altrimenti arriviamo a 8 titolari su 11 indisponibili. Chissà quante squadre di questa Serie B possono permettersi di perdere gente di questo calibro – giocatori che portano gol, assist, presenza, solidità – e presentarsi comunque in campo con la voglia di fare la partita e la faccia di chi vuole giocarsela alla pari. Ecco: questo, ai ragazzi, va riconosciuto senza se e senza ma.

La gara è stata bloccata nel primo tempo, giocata tra due squadre che vorrebbero costruire ma che, per ragioni diverse, non ci riuscivano a pieno: il Cesena per un organico oggettivamente limitato – e se saluterà Shpendi a giorni, come si vocifera, potrebbe pagarne le conseguenze – noi per le assenze già citate. Il primo tempo si sblocca alla prima vera occasione della partita, con merito, per i romagnoli: Shpendi, al 17′, di testa, al termine di un’azione insistita in cui la fase difensiva blucerchiata ha mostrato le prime crepe. Il secondo tempo rischia di trasformarsi in un incubo – il Cesena sfiora il raddoppio in avvio di ripresa – e invece, complice l’espulsione di David per doppio giallo, diventa un assedio. Henderson, all’83’, pareggia i conti con una deviazione letteralmente di faccia su un tiro di Gartenmann dalla destra dell’area. Fortuito al cento per cento, ma il gol vale un punto, il primo della stagione, l’unico pareggio di tutta la giornata inaugurale di Serie B 2026/27. Triste? Forse. Ma se lo guardiamo pensando alle ultime due stagioni, è un punto guadagnato. E partire male non fa mai bene anche a livello ambientale.

Vindahl preoccupa, bisogna dirlo senza girarci intorno. A Bolzano gli avevamo perdonato l’errore sul primo gol – era appena arrivato, e le colpe non erano solo sue. Ieri, però, non ha mai dato sicurezza nelle uscite: coi piedi resta formidabile, ma il portiere deve prima di tutto parare, e sull’ultima occasione del Cesena, in pieno recupero, ci ha fatto gelare il sangue con un’uscita a vuoto che poteva costarci carissimo. Seconda gara di fila insufficiente: ahinoi, speriamo si riassesti in fretta, perché ogni pallone teso non può trasformarsi in un’emergenza.

La difesa, nel complesso, è sufficiente: Cicconi poteva essere più preciso sui cross e più attento in copertura, ma l’errore sul gol di Gartenmann e Viti è collettivo più che individuale; anzi, lo svizzero è stato tra i migliori in campo. Viti e Di Pardo restano certezze di questa Sampdoria, punto. Esposito: sufficienza risicata, nulla più. Serve una gara che dica al mondo che il faro è lui, altrimenti rischia di avvitarsi anche per il clima ostile che parte della tifoseria gli ha costruito attorno. Henderson: partita da incorniciare, ovunque in campo, fuori dal suo ruolo naturale ma capace di dare il massimo con i mezzi a disposizione e non per il gol, fortuito al 100%, ma di tutto il resto. Depaoli: fuori ruolo e si vede, acciaccato e si vede, fa fatica e si vede. Non possiamo dire comunque che abbia giocato bene. Sinani a metà: è l’unico, davanti, a provare a creare qualcosa, sfiora il gol, firma una giocata splendida nella ripresa. Meglio. Sarebbe bello vederlo un filo meno staccato da quella linea. Mister Corradi, un pochino. Tutino, invece, ne ha azzeccate poche: partito bene, si è fatto mangiare dai difensori avversari, ha sbagliato gli appoggi, non è mai stato cercato sui piedi (per carità, un alibi) ma un centravanti, quando è titolare, deve andarsela a cercare da solo qualche pallone in più. Non può fare il vice Lauritsen. Bene, invece, i subentrati: Verschaeren su tutti, ma anche Begic, che ha messo dentro una voglia matta di far gol – a tratti esagerata – e ha creato superiorità in un paio di circostanze quando ci aspettavamo, onestamente, che stesse molto peggio.

Preoccupa una cosa in particolare: senza Lauritsen, non si è vista un’alternativa tattica che non passasse per i continui cross verso il centravanti. Forse, rivedendola, sarebbe stato meglio giocare più palla a terra nella zona offensiva. Al di là degli alibi – e ne avevamo, eccome se ne avevamo – questa mancanza di trame ha fatto sì, pur con un’organizzazione difensiva finalmente decente rispetto agli ultimi due anni, che rischiassimo lo 0-2 a inizio ripresa. Ci siamo raddrizzati, ma poteva andare a finire malissimo.

Non aver perso, ieri, dunque è un dato positivo. L’atteggiamento è stato quello giusto, e la squadra non può dirsi colpevole di non aver dato tutto. Ma i Sampdoriani veri, quelli che non abbandonano mai la propria Amata – e lo abbiamo dimostrato ancora una volta con l’ennesima, commovente bordata di fiducia fatta di quasi 20.000 abbonamenti (ancora da chiudere) e oltre 2.000 persone partite per la Romagna in un martedì di fine agosto – pretendono, giustamente, qualcosa in più. Non dai giocatori. Ma da chi li sceglie. A questa rosa mancavano almeno 12 giocatori prima del ritiro e ne sono arrivati 9. Mancano ancora un centrocampista e un’ala titolari obbligatori, più tre rincalzi veri che permettano a Di Pardo, Lauritsen ed Esposito di rifiatare quando serve. Punto. Senza questi innesti, il modus operandi di questa proprietà (con le quali risorse Branco sta facendo il massimo) arrivare a fine mercato con la squadra incompleta e sperare che il campo faccia il resto ci potrebbe condannare a un continuo saliscendi, partita dopo partita, ora che il campionato è iniziato sul serio e non lascia più margine di manovra. E aggiungiamoci che, fisicamente, non siamo ancora al meglio.

Il calendario non aspetta. Sabato arriva la Juve Stabia a Marassi e i Sampdoriani ci saranno come sempre, come sempre ci saremo. Ma questa settimana, prima del fischio d’inizio, questa squadra va completata sul serio. Perché se il Cesena patirà senza rinforzi, come temiamo, patiremo anche noi. E di patire la terza volta, dopo due anni indegni e proclami importanti in estate, i Sampdoriani non lo meritano.

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