Un capolavoro di Matteo Ricci salva la Sampdoria dall’ennesimo 0-0 senza occasioni, che avrebbe innescato l’ennesima settimana di insoddisfazione e frustrazione: questa squadra, come in ogni punto conquistato, non riesce a imporsi con un’idea concreta e senza contare su fiammate dei singoli ed episodi. La sensazione è sempre quella di una squadra con potenziale, ma senza una vera guida tecnica.

Una fiammata di Coda col Frosinone, e poco altro. Un rigore del numero 9 con la Juve Stabia, e null’altro. Tre episodi tra cui una prodezza irripetibile di Henderson che ci salvano da una prestazione a tratti indecorosa con la Carrarese. Un’altra prodezza di Coda ci tiene a galla a Padova, poi un missile di Barak ci evita un pari in una brutta partita interna con la Reggiana. Poi un assolo di Cherubini salva la partita contro l’Entella e di nuovo, ieri, una meraviglia di Ricci evita un punto che ci avrebbe fatto passare un’altra settimana nell’inferno della zona rossa della Serie B. Nel calcio il culo conta, i cortomusismi anche. Ma nel mezzo di tutto questo ci sono state le inquietanti sconfitte con Mantova, Venezia, Spezia, Palermo e Avellino, lo scialbo pari a Catanzaro e l’unico punto davvero meritato a Empoli, nell’unica partita dove la Sampdoria ha mostrato un’identità di gioco. Dispiace, perché con 4 vittorie striminzite la gestione Foti si salva rimanendo fuori di pochissimo. Eppure nessuno è contento. Nessuno vede un gioco.

Parliamoci chiaro: si gode immensamente. La Sampdoria ha vinto, e quando vince la Sampdoria in cielo si riescono a vedere le stelle anche oltre le luci dei lampioni di Genova. Ma bisogna mantenere l’onestà intellettuale: la Sampdoria gioca a calcio da schifo. Non si esce mai da una vittoria con la sensazione che sia la svolta: è sempre un godere solo ed esclusivamente per il risultato, senza mai uscire dallo stadio felici che finalmente si sia data una svolta al campionato. Non si capisce come la Sampdoria vista ieri con lo Spezia (che nella sua pochezza non avrebbe rubato il pari in una partita senza emozioni), possa fare punti tra Modena e il match interno contro il Palermo. Che armi ci sono per poter mettere in difficoltà queste due squadre nelle prossime 2 partite e non ritrovarsi di nuovo in fondo a sperare di non annegare? Perché questo è il punto.

La sensazione guardando la Sampdoria ieri era quella di una squadra finalmente rinforzata: Di Pardo sull’out di destra è parso più brillante nell’associazione, nella corsa e nell’intensità rispetto alle incommentabili prestazioni di Depaoli da agosto a questa parte, così come Cicconi è sembrato molto più centrato e ordinato nel ruolo rispetto a Ioannou e Giordano che, per una ragione o per un’altra, non hanno mai rapito l’occhio con prestazioni degne di note. Così come Palma: un gigante. 17 anni, assoluta chicca del mercato di Mancini, era dai tempi di Leoni che non vedevamo un ragazzo così forte buttarsi nella mischia e determinare con una prestazione difensiva che sembrava non centrare nulla con il resto della squadra. Tre rinforzi di valore, insieme a Martinelli che pur non avendo fatto grosse parate come a Catanzaro ha comunque mantenuto la porta inviolata per la seconda volta consecutiva. Parliamo di una squadra nettamente rinforzata negli interpreti, ma che continua a ripetere in modo inquietante la stessa prestazione. Vince, pareggia, perde, ma la Sampdoria è sempre uguale. E non ci fa mai soddisfare.

Foti dovrebbe usare questa vittoria come punto di partenza per capire in primis che la squadra è di valore e che non può accontentarsi di fare il minimo indispensabile per salvarsi. Perché se dobbiamo salvarci, andando avanti così se ne potrà vincere qualcuna in questo modo, ma alla lunga questo gioco non paga. Questa perla di Ricci che serva a capire che gli esterni vanno coinvolti, che vuoi o non vuoi questa squadra ha bisogno di un’organizzatore di gioco (e se non c’è Esposito, che giochi Ricci, fine), che Hadzikadunic da braccetto esterno continua a far fatica rispetto a quando sta al centro, che Pafundi e Cherubini vanno gestiti in maniera diversa e non lasciati come cani sciolti sperando che si inventino qualcosa e che Brunori non può lavorare a recuperare palloni e basta. Bisogna far gol. E gol non si fa, a meno che Ricci non si inventi il gol della domenica, così come Cherubini con l’Entella. Non si fa gol mai.

La commozione di Attilio Lombardo forse la dice lunga su quanto sia forse difficile questa missione: spiace sempre sentire da Gregucci, che per fortuna ieri ha ammesso di aver assistito ad una prestazione insufficiente, che questo staff sta lavorando egregiamente. Non lo sta facendo, altrimenti saremmo ben più in alto e 14 partite erano tante per arrivare a questo punto senza più l’incubo di andare in C. Fa tutto sempre parte del gioco al ribasso: qui fa tutto schifo, quindi anche una vittoria striminzita con lo Spezia va bene e si stanno facendo i miracoli. Messe da parte le preoccupazioni per possibile squalifica o deferimento (comprensibili), bisogna ammettere che Foti non ha ancora dato nulla a questa squadra e, nonostante si vince, la Sampdoria non dà mai l’idea di potersi salvare in ciabatte. E leggendo la formazione iniziale di ieri, è davvero dura accettare che questa squadra debba giocare così e accontentarsi di salvarsi. Sia chiaro, nessuno chiedeva la Serie A o i playoff (anche se sarebbe l’obiettivo minimo chiamandosi Sampdoria), ma in estate si era parlato di un campionato tranquillo. E se ieri avessimo finito 0-0, ci saremmo svegliati stamattina con la stessa nausea post-Catanzaro.

Questo inaccettabile ridimensionamento, digerito malvolentieri in estate, che purtroppo può essere l’unica via con questa Società, non è avvenuto: la Sampdoria fa ancora fatica. Da ieri ci portiamo a casa di nuovo prestazioni ottime dei singoli, mai di squadra: Palma, Di Pardo, Begić è entrato bene, Ricci ha risolto la partita con ordine e una perla da copertina. Basta, niente. Godiamo, ci abbracciamo, crolla la Gradinata, è bello, è Sampdoria, ma quanto cazzo ci meriteremmo un po’ di più di questo. Quanto?

Il futuro della Sampdoria è improvvisazione: in campo e ovviamente fuori. Non è sempre domenica, anche se ieri era sabato. E adesso arrivano due impegni ravvicinati da brividi. Foti ha il dovere morale di alzare il livello, altrimenti è un attimo ritrovarsi di sotto. Purtroppo è ragionevole essere severi dopo una vittoria così, anche se il Dio del calcio – nominato da Gregucci come MVP della partita di ieri – spesso non premia chi gioca meglio, ma chi deve vincere. E la Sampdoria ieri doveva vincere e ha vinto. Dunque è stata una splendida serata, cominciata con l’inferno rosso dei fumogeni della Gradinata Sud e terminata con il boato dopo il rumore sordo del missile di Ricci.

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