Crescita, gruppo e soprattutto vittoria: a San Valentino la Sampdoria batte il Padova e mette in fila il sesto risultato utile consecutivo e la terza vittoria nelle ultime 4 partite. Decide Brunori dal dischetto, superata la prova: è un Doria molto più maturo.
Brunori crea e segna, Zufferli inqualificabile
Il terrore era palpabile: un avversario ostico, la Samp stanca dopo due partite in 4 giorni con tantissime energie spese, e la paura della solita delusione all’orizzonte. Sono ormai 4 anni che camminiamo sempre con una mano dietro per paura che qualcuno ci faccia la sorpresa. Ma stavolta no: la Sampdoria è ordinata, grintosa, cinica e organizzata. Ci mette poco a prendere le misure al Padova, forte nelle ripartenze e giustamente non affrontato in maniera scriteriata o troppo offensivamente come fatto contro il Palermo: piano piano, azione dopo azione, il dominio territoriale si è trasformato in una splendida combinazione tra Hadzikadunic, Brunori e Begic che ha portato al decisivo penalty (più che netto). Splendido davvero il passaggio in profondità di prima del numero 99 per Begic, una cosa che amava fare anche un altro numero 99… E oltremodo inconcepibile che l’arbitro Zufferli – l’ennesimo arbitro scarsissimo della classe italiana – non abbia ammonito per la seconda volta Villa che ha falciato il nostro numero 11 in maniera scomposta e totalmente fuori tempo. Ma chissà, magari i complottisti anche qui vedranno un aiuto a favore della Sampdoria. Immaginatevi una partita sbloccata al minuto 35 con altri 55 minuti più recupero da giocare in 10 uomini.
Serviva a Brunori questo gol in casa dopo la magia di Modena. Per lui, per la sua fiducia, perché ama sentire il calore del pubblico e si vede: non aspetta altro che fare la sua esultanza cui ormai tutti ci stiamo affezionando. Partita dopo partita, il bomber sta trovando sempre più feeling con il tifo blucerchiato e soprattutto lo si vede più connesso al resto della squadra: se prima sembrava un po’ staccato, ora è nel vivo anche in fase di non possesso, si sacrifica, prende falli, fa a botte e dimostra anche di saper dialogare con le due ali al suo fianco. Prova di totale sacrificio ricompensata da un gol. Esce stremato.
La Samp è stanca, ma stringe i denti
La Sampdoria non trema mai, a parte un fisiologico calo negli ultimi 15 minuti: difensivamente è eccellente. Tutti e 3 i nostri difensori giocano una partita quasi perfetta: Viti su tutti. L’ex Fiorentina va a duello con tutti, imposta, gioca con i tempi e porta a casa un’altra prestazione che fa capire quanto il suo valore centri poco con la categoria. Del resto, già a Modena fece una partita di straordinaria qualità e quantità. Per il resto la Sampdoria è tutta più che sufficiente: Henderson gioca forse la sua miglior partita da quando è a Genova e la fascia da capitano sembra averlo rinvigorito ormai da un paio di partite, Ricci sembra insostituibile e non fosse che è de facto la riserva di Esposito verrebbe da pensare che non sia giusto farlo sedere quando tornerà Salvatore a centrocampo. Di Pardo e Cicconi sono i nostri lavoratori infaticabili, non sbagliano praticamente mai né in appoggio, né in ripiegamento, né nell’associarsi con i compagni. Oggi si è visto di più anche il numero 7 con qualche spunto e più prepotenza in avanti. Benissimo anche Begic ovviamente, si prende il rigore e nel primo tempo tra sterzate e corse sembra infermabile. Pierini si vede poco, ma ha la sfortuna di farsi male e speriamo davvero non sia un guaio muscolare che lo porterà lontano dal campo per molto. Martinelli quasi ingiudicabile visto che non ha praticamente fatto una parata salvo un ottimo salvataggio su una punizione di Barreca nel primo tempo, ma ha stretto i denti ed è rimasto in campo quando era evidente stesse male per evitare alla Sampdoria – che aveva finito gli slot – di giocare con un calciatore di movimento in porta. Anche per lui, auguriamoci non sia nulla, ma solo un po’ di stanchezza muscolare post-infrasettimanale.
Appannati Cherubini e Conti da subentrati: fanno forse un po’ di confusione e permettono in un paio di occasioni di prendere campo al Padova. Con loro due contemporaneamente in campo si è sofferto di più, ma consideriamo sempre che tutti i ragazzi arrivano da 3 partite (di cui due con Modena e Palermo) in 7 giorni. Una follia del calcio moderno, che sicuramente è un fattore nel generare infortuni su infortuni muscolari. Bene Soleri, molto bene Pafundi che strappa benissimo in un paio di occasioni, sfiora il gol e arringa la Sud. La sensazione è che alla Sampdoria siano tutti sul pezzo: ogni calciatore chiamato a giocare, subentrare o partecipare in qualsiasi modo alla causa sembra totalmente coinvolto. Anche chi è qui da un mese o poco più. Questo è un grande merito di questo staff, che tra le molte e giuste critiche delle settimane passate, ha il merito di aver creato un gruppo unito, forte e bello da vedere. È tutto facile quando poi in panchina c’è Attilio Lombardo, che tira su il cuore blucerchiato a fine partita, orgoglioso di esporlo con la scritta Noi siamo noi. Attila si prende tutti sotto braccio come fossero suoi figli, alza i pugni al cielo, strepita a bordocampo. Lombardo è commovente, è la trasposizione di ognuno di noi dentro la Sampdoria.
L’agognato cambio di passo è arrivato
Non si può dire nulla alla Sampdoria di ieri pomeriggio ed è ingeneroso dire che la Sampdoria ha giocato male: non è vero. I blucerchiati hanno un xG di 0.94 non considerando il rigore e il Padova 0.24. Inutile dire che la vittoria è ampiamente meritata. C’è molta differenza tra la passività vista con Catanzaro e Spezia, per esempio, dove avevamo visto una squadra molle, spesso sofferente, ancora senza idee e più fortunata che altro a portare a casa 4 punti. Oggi la Sampdoria ha un gioco, ha un’identità e vince quasi sempre. Un motivo ci sarà: sicuramente il mercato fatto da Mancini sulla base di quanto richiesto da Foti & staff sta portando i suoi frutti e sta dimostrando che molta della fatica che vedevamo in campo era per una squadra che poco si adattava alle idee del Mister, ma è da riconoscere un notevole passo in avanti. Non si è mai chiesta la testa di nessuno, anche perché la Sampdoria non poteva reggere il settimo cambio di allenatore in 3 anni, ma solo di cambiare da dentro: cambiare in meglio, giocare diversamente, per togliersi dalla melma e per salvare la Sampdoria. E questo, innegabilmente, si sta facendo. Ed è bello che finalmente lo abbiano capito. Arroccarsi sempre in ogni partita era inutile.
La Sampdoria ora è spregiudicata con gli avversari più forti, oculata con chi, come il Padova, si dimostra ostico e ben messo in campo. È più facile con il Modena e col Palermo dove non hai nulla da perdere. Sono le partite come quella di ieri quelle che dimostrano chi sei, se lo sei, e se puoi farcela. E la Sampdoria, a salvarsi, può farcela serenamente. Obiettivo minimo, con questa squadra e questi ragazzi. Bisogna urlarlo ad alta voce: adesso arrivano Mantova e Bari, altri due scontri più che alla portata con squadre sotto di noi in classifica e alla fine di queste due partite non bisognerà più considerarsi a rischio Serie C. Non sarebbe accettabile per il lavoro svolto da Mancini a gennaio e, oggettivamente, farebbe capire che Foti forse non ha futuro alla Samp. Attendiamo queste altre due gare difficilissime e altrettanto importanti per giudicare definitivamente se la Sampdoria può definirsi libera da quel gorgo infernale fatto di insicurezza, piattume e sconfitte amare.
È stato il più bel San Valentino degli ultimi anni per i Sampdoriani: gente che di martedì sera sotto il diluvio sceglie di esserci, gente che in 4 anni ha dato tutto senza ricevere quasi nulla indietro. Gente che, nonostante tutto, risponde sempre con un amore infinito e irrazionale. Non c’è miglior definizione di amore se non quella dei Sampdoriani verso la loro amata: per sempre, a prescindere da contesti, risultati, meteo. E quando smetteremo di esserci, significherà che l’amore – come diceva Schopenhauer – forse non esiste. Ma quel giorno non arriverà mai: canteremo, ancora e ancora, fino a perdere il senno.
Avanti Sampdoria.






